Appalti integrati in rialzo tra 2022 e 2023: l’effetto delle norme PNRR e le prime evidenze ANAC sui tempi di esecuzione

Il ricorso all’appalto integrato — l’affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori — ha mostrato una dinamica nuova tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. In quel periodo la quota di procedure aggiudicate in questa forma ha raggiunto il 7,7% a dicembre 2022, superando in modo netto il livello che aveva caratterizzato gli anni precedenti, stabilmente fermo tra il 3% e il 4%.
Questa variazione, evidenzia l’ANAC, appare strettamente collegata alle misure normative relative agli interventi finanziati con il Pnrr e con il Piano Nazionale Complementare, che hanno registrato percentuali di appalti integrati strutturalmente più elevate.
L’effetto delle norme PNRR e del decreto “Semplificazioni”
Il Report dell’Ufficio Statistico ANAC segnala come l’aumento sia riconducibile, in particolare, al d.l. 77/2021, che ha ampliato l’utilizzabilità dell’appalto integrato per i contratti finanziati con risorse PNRR/PNC.
Di conseguenza, nelle procedure collegate ai programmi europei, la quota di aggiudicazioni integrate ha superato stabilmente il 14% tra dicembre 2022 e i primi mesi del 2023, mantenendo percentuali simili anche nel 2024. Le restanti procedure, invece, continuano a muoversi su valori molto più contenuti, tra il 2% e il 4,9%.
Il nuovo Codice Appalti non modifica (per ora) la tendenza
Dal 2024 il passaggio alla digitalizzazione integrale dei dati — introdotto dal d.lgs. 36/2023 — ha reso più complessa l’interpretazione dei trend, soprattutto a causa di valori mancanti nelle prime trasmissioni telematiche.
Se si considerano solo i CIG completi, il Report mostra un andamento sostanzialmente stabile nei mesi successivi all’entrata in vigore del nuovo Codice: non si osservano, al momento, elementi che indichino un incremento significativo dell’appalto integrato dovuto alla nuova disciplina.
Tempi di esecuzione: le prime analisi mostrano risultati eterogenei
La seconda parte del Report esplora l’eventuale correlazione tra ricorso all’appalto integrato e tempi medi di esecuzione.
Poiché molti lavori avviati dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice sono ancora in corso, l’analisi è preliminare: solo 36 CIG relativi ad appalti integrati pubblicati dopo il 2024 riportano già una data di conclusione, dato che non permette confronti pienamente affidabili.
Guardando ai dati 2016-2023:
- a livello aggregato, gli appalti integrati presentano una durata media di 241 giorni, contro i 226 delle procedure di sola esecuzione;
- ma si tratta di tipologie di appalti eterogenee e non comparabili tra loro, quindi la differenza non è significativa sul piano interpretativo.
Per ottenere un dato più pulito, ANAC ha isolato tre categorie di opere:
- OG1 – Edifici civili e industriali: nessuna differenza significativa nei tempi;
- OG3 – Strade, ponti, ferrovie e infrastrutture di trasporto: nessuna variazione rilevante;
- OG8 – Opere fluviali e idrauliche: gli appalti integrati mostrano tempi inferiori tra 20 e 32 giorni rispetto alle altre procedure.
Il quadro complessivo suggerisce dunque che il solo utilizzo dell’appalto integrato non determina automaticamente tempi più brevi (o più lunghi), e che gli effetti variano sensibilmente in base alla tipologia di opera e al contesto normativo.



