Responsabilità erariale: il nuovo assetto dopo la riforma del 2026

A poco più di un anno dall’intervento in materia da parte della Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del c.d. scudo erariale, il legislatore è intervenuto con una riforma organica della responsabilità erariale.
La Legge 1/2026 segna infatti un passaggio rilevante nel tentativo di ridefinire l’equilibrio tra tutela delle finanze pubbliche ed esigenze di funzionalità dell’azione amministrativa.
La sentenza n. 132/2024 della Corte costituzionale aveva chiarito che la limitazione temporanea della responsabilità per colpa grave poteva trovare giustificazione solo come misura eccezionale, sollecitando però il legislatore a una riforma strutturale dell’istituto.
Una sollecitazione che, almeno in parte, ha trovato accoglimento.
Dallo “scudo” alla riforma strutturale
Nelle motivazioni della sentenza, la Corte aveva indicato una possibile direttrice di riforma: superare un approccio esclusivamente incentrato sull’elemento psicologico e intervenire sulla ripartizione del rischio del danno, così da alleggerire la pressione sugli amministratori senza svuotare la funzione deterrente della responsabilità erariale.
In particolare, la Corte aveva richiamato l’esigenza di:
- una tipizzazione della colpa grave, per ridurre l’incertezza applicativa;
- un assetto più equilibrato del sistema sanzionatorio;
- un maggiore coordinamento con altri settori dell’ordinamento.
Il denominatore comune di queste indicazioni era chiaro: contrastare il fenomeno della c.d. paura della firma, divenuto negli anni uno dei principali fattori di rallentamento dell’azione amministrativa.
La tipizzazione della colpa grave
Tra le innovazioni più significative della riforma vi è la ridefinizione della colpa grave, che non è più affidata esclusivamente alla valutazione postuma del giudice, ma viene ora tipizzata dal legislatore.
La colpa grave è configurabile, in particolare, nei casi di:
- violazione manifesta di norme di legge o di regolamento;
- travisamento del fatto;
- affermazione o negazione di fatti incontrovertibili.
Si tratta di una scelta che mira a rendere più prevedibile l’area del rischio e a ridurre l’alea interpretativa che, in passato, aveva alimentato l’atteggiamento difensivo di molti funzionari e amministratori.
Limiti quantitativi alla responsabilità
Un secondo profilo di rilievo è l’introduzione di limiti quantitativi all’addebito erariale.
La riforma prevede che la responsabilità sia contenuta:
- entro il 30% del danno accertato;
- e comunque non oltre il doppio della retribuzione annua o del compenso percepito.
Anche questa scelta risponde alla logica di una più equa distribuzione del rischio, evitando che l’azione di responsabilità produca effetti sproporzionati rispetto alla posizione e al trattamento economico del soggetto coinvolto.
Conformità a giurisprudenza e pareri: l’esclusione della colpa grave
In linea con quanto già previsto dal Codice dei contratti pubblici, la riforma esclude espressamente la colpa grave quando l’atto sia stato adottato:
- in conformità agli orientamenti giurisprudenziali prevalenti;
- oppure sulla base di pareri delle autorità competenti.
La previsione rafforza il valore dell’affidamento e incentiva il ricorso a strumenti di supporto decisionale, riducendo il rischio di responsabilità per chi si muove all’interno di un quadro interpretativo consolidato.
L’obbligo di copertura assicurativa
Completano il nuovo assetto le disposizioni che introducono l’obbligo di dotarsi di una polizza assicurativa per i soggetti titolari di incarichi che comportano la gestione di risorse pubbliche.
La misura, oltre a rafforzare la tutela patrimoniale dei singoli, si inserisce in una visione più ampia di gestione del rischio amministrativo, avvicinando il settore pubblico a modelli già diffusi in altri ambiti professionali.
Un nuovo equilibrio tra deterrenza e capacità di decisione
Nel loro insieme, le innovazioni introdotte dalla legge n. 1/2026 sembrano muoversi nella direzione indicata dalla Corte costituzionale: non una deresponsabilizzazione degli amministratori, ma un sistema più chiaro, prevedibile e sostenibile.
Resta ora da verificare come le nuove regole verranno applicate dalla giurisprudenza contabile e se esse riusciranno davvero a incidere su uno dei nodi strutturali dell’amministrazione pubblica: la capacità di decidere e agire senza timori paralizzanti, nel rispetto della legalità e dell’interesse pubblico.
Paradigma ha in programma per il prossimo 27 febbraio un webinar su La nuova disciplina della responsabilità erariale
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