Omnibus I: cosa cambia per CSRD e CSDDD dopo il voto del Parlamento UE

Con l’approvazione del 16 dicembre 2025, il Parlamento europeo ha definito la propria posizione sul pacchetto Omnibus I, intervenendo in modo significativo sul perimetro degli obblighi in materia di rendicontazione di sostenibilità e di dovere di diligenza delle imprese.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio processo di razionalizzazione della normativa europea sulla sostenibilità, con l’obiettivo di riequilibrare ambizione regolatoria, proporzionalità degli oneri e capacità effettiva di attuazione da parte delle imprese. L’impegno assunto dal Consiglio a conformarsi alla posizione del Parlamento consente di avviare la fase finale del procedimento legislativo, che porterà all’adozione formale della direttiva.
Le modifiche approvate incidono innanzitutto sulla disciplina della rendicontazione di sostenibilità. Il nuovo impianto riduce in modo selettivo la platea dei soggetti obbligati, concentrando gli adempimenti sulle imprese di maggiori dimensioni e con un impatto economico più rilevante. La rendicontazione sociale e ambientale diventa obbligatoria per le grandi imprese dell’Unione con una forza lavoro superiore a mille dipendenti e un elevato volume di fatturato, nonché per le imprese di paesi terzi che realizzano una presenza economica significativa nel mercato europeo.
Contestualmente, il pacchetto Omnibus I alleggerisce gli obblighi informativi lungo le catene del valore. Le imprese di minori dimensioni non saranno più chiamate a fornire informazioni ulteriori rispetto a quelle previste dai regimi di rendicontazione volontaria, riducendo così gli effetti indiretti della CSRD sui soggetti non direttamente destinatari della disciplina. In questa prospettiva, la rendicontazione settoriale viene ricondotta a un ambito volontario.
A supporto dell’attuazione delle nuove regole, è prevista l’istituzione di un portale digitale europeo, destinato a raccogliere orientamenti operativi, chiarimenti interpretativi e modelli documentali, con l’obiettivo di favorire un’applicazione più uniforme e accessibile degli obblighi di rendicontazione.
Il pacchetto Omnibus I interviene inoltre sul dovere di diligenza in materia di sostenibilità. La revisione della disciplina restringe l’ambito soggettivo di applicazione della due diligence, limitandolo alle imprese di dimensioni particolarmente rilevanti, sia europee sia extra-UE, purché caratterizzate da un significativo volume di attività nel mercato dell’Unione.
In tale contesto, viene rafforzata un’impostazione graduale e basata sul rischio. Le imprese sono chiamate a svolgere analisi esplorative per individuare potenziali criticità nelle proprie catene di attività, mentre l’acquisizione di informazioni dai partner commerciali di minori dimensioni è ammessa solo quando necessaria per una valutazione approfondita.
Tra gli elementi di maggiore discontinuità, il pacchetto elimina l’obbligo di predisposizione dei piani di transizione volti a certificare la compatibilità del modello di business con gli obiettivi di sostenibilità, pur mantenendo un regime sanzionatorio significativo in caso di violazioni, affidato alle autorità nazionali competenti.
Nel complesso, l’intervento legislativo ridefinisce il bilanciamento tra obblighi di sostenibilità, responsabilità delle imprese e sostenibilità regolatoria, aprendo una nuova fase di assestamento per le strategie ESG e per i modelli di governance delle imprese operanti nel mercato europeo.
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