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Autovalutazione antiriciclaggio: le raccomandazioni della Banca d’Italia per un approccio più maturo e integrato al rischio AML/CFT

Autovalutazione antiriciclaggio: le raccomandazioni della Banca d’Italia per un approccio più maturo e integrato al rischio AML/CFT

Banca d’Italia ha pubblicato un nuovo documento di raccomandazioni e buone prassi rivolto agli intermediari vigilati in materia di autovalutazione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Si tratta di un intervento molto atteso, che nasce dall’esperienza maturata dall’Autorità nell’ambito di un’indagine tematica condotta nel 2024, con l’obiettivo di verificare come gli operatori stiano effettivamente applicando le regole previste dal quadro normativo e di individuare le aree in cui il sistema può ancora migliorare.

L’autovalutazione dei rischi AML/CFT, come noto, rappresenta un obbligo introdotto dall’articolo 15 del decreto legislativo 231 del 2007, che impone a banche e intermediari di analizzare la propria esposizione ai rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, tenendo conto di fattori come la tipologia di clientela, l’area geografica di operatività, i canali distributivi e i prodotti o servizi offerti.
Le Disposizioni di Banca d’Italia del 26 marzo 2019 hanno poi definito il processo di autovalutazione, stabilendo i criteri per la determinazione del rischio inerente, la valutazione delle vulnerabilità dei presìdi di controllo e la stima del rischio residuo.
A completare il quadro, gli Orientamenti dell’EBA (EBA/GL/2021/02) forniscono ulteriori indicazioni sui fattori di rischio e sulla metodologia di analisi.

 

Il nuovo documento di Banca d’Italia parte da questi presupposti per proporre una serie di raccomandazioni pratiche che mirano a rendere l’autovalutazione uno strumento realmente utile per la gestione dei rischi, e non un mero adempimento formale.
L’Autorità sottolinea infatti che la capacità di autodiagnosi è una condizione essenziale per garantire la consapevolezza delle minacce cui un intermediario è esposto e per rafforzare la solidità dei presìdi adottati per fronteggiarle.
Solo attraverso un’analisi accurata e strutturata dei propri rischi è possibile intervenire tempestivamente sulle debolezze e consolidare una cultura aziendale orientata alla prevenzione.

Le indicazioni di Banca d’Italia si concentrano su alcuni aspetti centrali.
In primo luogo, viene ribadita l’importanza di un approccio organizzativo chiaro e ben formalizzato. L’autovalutazione deve coinvolgere risorse con competenze diversificate — giuridiche, economiche, statistiche e di gestione del rischio — e prevedere un costante confronto tra le diverse funzioni aziendali, in particolare tra la funzione antiriciclaggio, il risk management, la compliance e l’audit.
È essenziale che il processo sia documentato in ogni fase, dalla definizione dei ruoli e delle responsabilità fino alla scelta degli strumenti e delle fonti informative.
L’utilizzo di meccanismi automatizzati e di dati quantitativi per la misurazione dei rischi e delle vulnerabilità consente di migliorare la tracciabilità dell’analisi e di ridurre la componente soggettiva nelle valutazioni.

 

Un altro elemento chiave riguarda l’integrazione dell’autovalutazione nella governance aziendale.
Gli esiti dell’esercizio non devono restare confinati all’interno della funzione AML, ma devono alimentare il dialogo tra le diverse aree aziendali e orientare le decisioni strategiche.
Ad esempio, nella fase di approvazione di nuovi prodotti o canali operativi, è opportuno considerare i risultati dell’autovalutazione per valutare preventivamente gli impatti sul profilo di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Allo stesso modo, i principali indicatori emersi dall’analisi dovrebbero essere inclusi nel Risk Appetite Framework, per assicurare coerenza tra la gestione dei rischi e le soglie di tolleranza definite dagli organi aziendali.

La Banca d’Italia invita inoltre a rafforzare i presìdi di data governance.
La qualità dei dati rappresenta infatti un fattore determinante per la validità dell’intero processo. È quindi necessario adottare procedure strutturate per garantire coerenza, completezza e integrità delle informazioni utilizzate.
Particolare attenzione deve essere dedicata agli intermediari appartenenti a gruppi, per i quali è richiesta una tassonomia comune e un’architettura dei dati integrata e documentata a livello consolidato, in modo da assicurare uniformità nella rappresentazione dei rischi tra le diverse società.

 

Non meno rilevante è il richiamo alla funzione di revisione interna, chiamata a svolgere verifiche periodiche sull’autovalutazione AML.
L’audit deve assicurarsi che il processo sia condotto in modo coerente con la normativa e con le politiche interne, che la metodologia utilizzata sia adeguata a rappresentare il profilo di rischio dell’intermediario e che i dati impiegati siano affidabili.
Inoltre, la revisione interna deve verificare che le misure correttive individuate a seguito dell’autovalutazione vengano effettivamente realizzate e monitorate nel tempo.

Dal complesso delle raccomandazioni emerge con chiarezza l’obiettivo di Banca d’Italia: promuovere un approccio più maturo, integrato e proattivo alla gestione del rischio di riciclaggio.
L’autovalutazione non deve essere vista come un esercizio tecnico, ma come uno strumento di governance che supporta le decisioni strategiche, migliora la consapevolezza dei rischi e rafforza la cultura aziendale della conformità.
Un esercizio condotto in modo rigoroso e condiviso contribuisce a consolidare la collaborazione tra le funzioni, a elevare il livello di trasparenza interna e a migliorare la qualità del dialogo con l’Autorità di Vigilanza.

In questa prospettiva, le raccomandazioni di Banca d’Italia si inseriscono in un contesto europeo in evoluzione, segnato dall’imminente attuazione dell’AML Package e dalla nascita dell’Autorità europea antiriciclaggio (AMLA).
Gli intermediari che sapranno anticipare queste logiche di armonizzazione e rafforzare sin da ora i propri processi di autovalutazione potranno non solo assicurare una piena compliance, ma anche trasformare l’analisi del rischio AML/CFT in un vero vantaggio competitivo, fondato su una maggiore capacità di gestione, di prevenzione e di trasparenza.

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