Appalti europei, sostenibilità e autonomia strategica: la sfida del Buy European and Sustainable Act

Nel dibattito europeo sugli appalti pubblici si affaccia una proposta destinata a incidere profondamente sulle logiche di spesa e sulle politiche industriali del continente. Si chiama Buy European and Sustainable Act (BESA) e nasce dall’idea che il potere d’acquisto della pubblica amministrazione possa diventare un motore di sostenibilità e competitività, orientando la domanda pubblica verso imprese che operano nel rispetto dell’ambiente e radicate nel mercato europeo.
L’iniziativa, promossa in Italia dalla Fondazione Ecosistemi, si inserisce nel percorso di revisione della direttiva europea sugli appalti, attesa entro il 2026, e propone una trasformazione culturale prima ancora che normativa: considerare l’appalto non solo come uno strumento “neutro” di soddisfazione dei fabbisogni delle PA, ma come una leva per costruire un modello economico coerente con il Green Deal e con gli obiettivi di autonomia industriale dell’Unione.
Ogni anno, solo in Italia, gli acquisti pubblici superano i 200 miliardi di euro. Immaginare che questa forza economica venga indirizzata verso beni e servizi sostenibili significa, secondo le stime della Fondazione, creare 50.000 nuovi posti di lavoro e ridurre di oltre due milioni di tonnellate le emissioni di CO₂. È una prospettiva che sposta il baricentro della politica economica: dagli incentivi alle imprese verso l’esempio della PA come acquirente responsabile.
La proposta ha raccolto consensi trasversali nel panorama politico europeo e italiano. Forze di governo e opposizione, pur con accenti diversi, condividono la necessità di tutelare le produzioni europee e rafforzare le catene del valore interne al mercato unico. Fratelli d’Italia ha espresso sostegno ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) come strumento di qualificazione degli appalti, chiedendo però un approccio flessibile, che lasci alle stazioni appaltanti la possibilità di valutarne caso per caso l’applicazione.
Partito Democratico e altre forze progressiste sostengono invece la necessità di un impianto più vincolante, in grado di trasformare la sostenibilità in una condizione effettiva di accesso al mercato, non in un’opzione discrezionale.
A livello europeo, la discussione si intreccia con la visione di Ursula von der Leyen, che ha indicato nella “preferenza europea” uno strumento per difendere i settori strategici dalle distorsioni della concorrenza globale e dal protezionismo di Stati Uniti e Cina. Il BESA si muove esattamente in questa direzione: rafforzare la resilienza economica del continente, utilizzando gli appalti pubblici come leva di politica industriale e di transizione ecologica.
In prospettiva, l’evoluzione della direttiva europea potrà ridefinire il modo stesso di concepire le gare pubbliche: non più una semplice ricerca del prezzo più basso, ma una valutazione del valore complessivo generato in termini ambientali, sociali e occupazionali.
Un cambio di paradigma che richiederà competenze nuove, capacità di misurare l’impatto delle forniture e modelli di governance capaci di coniugare efficienza, legalità e sostenibilità.
Per amministrazioni e imprese si apre quindi una stagione di adattamento ma anche di opportunità: quella di essere protagonisti di una transizione verde europea che non si limiti alle intenzioni, ma si concretizzi in ogni contratto, in ogni fornitura, in ogni scelta di acquisto pubblico.
In programma il prossimo 11 e 12 novembre un webinar su Subappalto, revisione prezzi, incentivi tecnici e CAM dopo il Decreto Correttivo e il Decreto Infrastrutture



