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Procedura d’infrazione: la Commissione europea richiama l’Italia su appalti, pedaggi e magistrati onorari

Procedura d’infrazione: la Commissione europea richiama l’Italia su appalti, pedaggi e magistrati onorari

La Commissione europea ha adottato il nuovo pacchetto mensile di procedure d’infrazione, avviando e proseguendo diversi procedimenti nei confronti degli Stati membri per garantire la corretta applicazione del diritto dell’Unione.

 

Nel complesso, Bruxelles ha deliberato 35 lettere di costituzione in mora, 11 pareri motivati e 8 deferimenti alla Corte di giustizia dell’UE, archiviando al contempo 59 casi in cui le violazioni sono state risolte in cooperazione con gli Stati interessati.

 

Tra i Paesi coinvolti, l’Italia è chiamata a rispondere in tre ambiti rilevanti: appalti pubblici, pedaggi stradali e condizioni di lavoro dei magistrati onorari.

 

Appalti pubblici: nuova lettera complementare di costituzione in mora

La Commissione ha inviato all’Italia una terza lettera complementare (procedura INFR(2018)2273) per il non corretto recepimento delle direttive europee sugli appalti pubblici – 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE.

Secondo Bruxelles, alcune disposizioni del Codice dei contratti pubblici approvato nell’aprile 2023 e modificato nel dicembre 2024 non rispetterebbero ancora i principi europei di trasparenza, parità di trattamento e concorrenza.

 

In particolare, vengono contestate le norme sulle procedure di aggiudicazione del finanziamento dei progetti e sulla divulgazione dei segreti tecnici e commerciali nelle gare d’appalto.

Il Governo italiano ha due mesi per rispondere e adottare i correttivi richiesti, prima che la Commissione possa emettere un parere motivato.

 

Mobilità e trasporti: deferimento per la “direttiva Eurobollo”

Bruxelles ha inoltre deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE (procedura INFR(2024)0161) per incompleto recepimento della direttiva (UE) 2022/362, che aggiorna il sistema europeo di tassazione dei veicoli per l’uso delle infrastrutture stradali (cosiddetta direttiva Eurobollo).

Nonostante la lettera di costituzione in mora del maggio 2024 e il parere motivato del dicembre 2024, l’Italia non ha ancora notificato il pieno recepimento della direttiva.

 

La Commissione chiede ora alla Corte di imporre sanzioni pecuniarie, ritenendo insufficienti le misure sinora adottate.

 

Lavoro e diritti sociali: il caso dei magistrati onorari

Sul fronte sociale, la Commissione ha avviato una nuova procedura di infrazione (INFR(2025)2159) e un deferimento alla Corte di giustizia contro l’Italia per la mancata conformità delle norme nazionali sulle condizioni di lavoro dei magistrati onorari.

 

Il rilievo riguarda due categorie di magistrati:

  • quelli nominati prima del 15 agosto 2017, per i quali la Commissione avvia una nuova lettera di costituzione in mora;
  • quelli assunti dopo tale data, per i quali è stato disposto il deferimento alla Corte.

 

Secondo Bruxelles, la legislazione italiana continua a violare diverse direttive dell’UE, tra cui:

  • 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato,
  • 97/81/CE sul part-time,
  • 2003/88/CE sull’orario di lavoro,
  • 89/391/CEE sulla protezione delle lavoratrici gestanti.

 

La Commissione contesta in particolare il fatto che, secondo il diritto interno, ai magistrati onorari non siano riconosciuti diritti previsti dal diritto del lavoro dell’UE (malattia, gravidanza, ferie retribuite, indennità)

 

Il problema non è di facile soluzione e affonda le sue radici nel fatto che le varie categorie di magistrati onorari (giudici onorari di pace, vice procuratori onorari e giudici onorari di tribunale) non sono ricomprese nella categoria di ‘lavoratore’ in base al diritto nazionale italiano, che li considera dei volontari che prestano servizio, cooperando con le istituzioni alla garanzia del servizio “giustizia”. Conseguentemente, essi ricevono un trattamento meno favorevole rispetto ai giudici togati.

 

Una strategia di vigilanza rafforzata

Con questo pacchetto, la Commissione conferma il ruolo di garante del rispetto del diritto europeo, intervenendo su fronti strategici – appalti, trasporti, lavoro pubblico – che incidono direttamente su concorrenza, mobilità e diritti dei lavoratori.

L’Italia, come gli altri Stati membri coinvolti, ha ora un margine di due mesi per conformarsi alle richieste e evitare ulteriori sanzioni.

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