Salario minimo: approvata la legge delega. Retribuzione equa tramite CCNL

Con 78 voti favorevoli e 52 contrari, il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega che affida al Governo il compito di emanare decreti legislativi volti a garantire ai lavoratori il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente. Il provvedimento, già licenziato dalla Camera, interviene in un contesto in cui l’Italia non prevede un salario minimo legale per legge, ma si affida alla contrattazione collettiva e ai principi costituzionali.
La legge non introduce dunque una soglia retributiva fissa e uniforme, ma rafforza il ruolo dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). I livelli retributivi definiti dai contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative diventano infatti il parametro di riferimento obbligatorio, applicabile anche ai lavoratori che non rientrano formalmente nella contrattazione.
Un aspetto rilevante è l’estensione della cosiddetta “retribuzione equa” a chi opera al di fuori dei CCNL: in questi casi, si farà riferimento al contratto collettivo della categoria più affine. Rimangono esclusi i dipendenti pubblici, che continueranno a essere regolati dai rispettivi contratti collettivi di comparto.
Oltre al rafforzamento della contrattazione nazionale, la legge promuove anche la contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale, come strumento per adeguare i trattamenti economici alle specificità locali e all’andamento del costo della vita. Inoltre, è previsto un potenziamento dei controlli e del monitoraggio, con codici contrattuali obbligatori nelle comunicazioni contributive e nelle buste paga, in modo da garantire trasparenza e prevenire abusi.
Il provvedimento si colloca in un equilibrio delicato: da un lato raccoglie l’esigenza di rafforzare le tutele salariali, dall’altro evita di introdurre un salario minimo legale uniforme, puntando invece sulla valorizzazione e sull’efficacia del sistema contrattuale esistente.
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