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Sanzioni TUF: il Senato chiede più coordinamento tra illecito amministrativo, reato e ne bis in idem

Sanzioni TUF: il Senato chiede più coordinamento tra illecito amministrativo, reato e ne bis in idem

Il percorso di riforma del sistema sanzionatorio del TUF entra in una fase particolarmente significativa.

 

Nel parere reso sull’Atto del Governo n. 384, relativo allo schema di decreto legislativo di attuazione della delega prevista dall’art. 19-bis della Legge n. 21/2024, le Commissioni riunite Giustizia e Finanze del Senato esprimono parere favorevole, ma accompagnato da osservazioni di rilievo.

 

Il punto centrale riguarda il rapporto tra sanzioni amministrative e sanzioni penali.

 

La delega, infatti, non si limita a prevedere una revisione del sistema sanzionatorio amministrativo del Testo Unico della Finanza. Essa richiede anche un coordinamento complessivo tra illeciti amministrativi e penali, con l’obiettivo di ridefinire i confini tra i due ambiti alla luce del principio di offensività e di prevenire possibili sovrapposizioni sanzionatorie sul medesimo fatto.

 

È proprio su questo profilo che il parere del Senato segnala una possibile criticità: lo schema di decreto interviene sul riordino del sistema sanzionatorio amministrativo, ma non realizza un coordinamento altrettanto organico con la dimensione penalistica della disciplina.

 

Il tema è particolarmente delicato nel settore degli abusi di mercato, dove la convivenza tra illecito amministrativo e reato può generare rischi di cumulo sanzionatorio e possibili criticità rispetto al principio del ne bis in idem.

 

Per questa ragione, il Senato invita il Governo a valutare un intervento organico anche sulla disciplina dei delitti previsti dagli articoli 184 e 185 TUF, relativi rispettivamente all’abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato. L’obiettivo indicato è quello di individuare soglie più puntuali, capaci di delimitare con maggiore chiarezza l’area della rilevanza penale rispetto a quella dell’illecito amministrativo.

 

Un ulteriore profilo riguarda il coordinamento tra procedimento sanzionatorio penale e procedimento amministrativo. Anche questo aspetto assume rilievo operativo per intermediari, società quotate, funzioni legali, compliance, internal audit e organi di controllo, chiamati a presidiare processi nei quali la tempestiva qualificazione della violazione può incidere sulla strategia difensiva, sui flussi informativi interni e sulla gestione del rischio sanzionatorio.

 

Il parere interviene anche su altri aspetti tecnici dello schema di decreto.

 

Tra questi, l’estensione dell’ambito applicativo del nuovo articolo 194-bis.01 TUF in materia di violazioni di carattere non rilevante, il chiarimento del rapporto tra confisca e ingiunzione di pagamento nell’articolo 187-sexies, la disciplina della pubblicazione delle sanzioni da parte di Banca d’Italia e Consob e il coordinamento con altre discipline settoriali che rinviano al procedimento sanzionatorio del TUF.

 

Di particolare interesse è anche l’osservazione finale, con cui il Senato invita a valutare la redazione di un codice normativo dei mercati finanziari, come possibile approdo di un percorso di riorganizzazione e semplificazione della disciplina oggi stratificata nel TUF e nelle numerose disposizioni di derivazione europea.

 

La riforma del sistema sanzionatorio TUF, dunque, non riguarda soltanto l’importo delle sanzioni o la struttura dei procedimenti.

 

Essa incide su un tema più ampio: la costruzione di un sistema di enforcement più proporzionato, coerente e prevedibile, nel quale il confine tra responsabilità amministrativa e responsabilità penale sia tracciato con maggiore precisione.

 

Per gli operatori del mercato finanziario, la direzione indicata dal parere conferma l’esigenza di rafforzare presidi interni, procedure di controllo, flussi informativi e capacità di gestione preventiva del rischio sanzionatorio.

 

Non si tratta solo di seguire l’evoluzione normativa, ma di preparare assetti organizzativi e sistemi di compliance capaci di rispondere a un quadro regolatorio sempre più integrato tra vigilanza, responsabilità e mercato.

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