Conflitto mediorientale, le riserve di petrolio non placano i mercati

L’intensità e l’estensione delle azioni militari di Stati Uniti e Israele nell’area mediorientale, e le reazioni altrettanto violente dell’Iran, hanno determinato una situazione di tale preoccupazione e incertezza da lasciare tracce ormai evidenti e profonde sui mercati finanziari e delle materie prime che, purtroppo, non tarderanno a trasferirsi all’economia reale.
La spia più allarmante in tal senso è data da quanto avvenuto nelle ultime quarantotto ore. Dapprima, le dichiarazioni di Trump che miravano a rassicurare sulla durata circoscritta del conflitto e, in seguito, la decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare sul mercato una quantità senza precedenti di riserve di petrolio al fine di raffreddarne il prezzo, sono servite sostanzialmente a ben poco.
Stamattina, infatti, le quotazioni del Brent sono tornate al di sopra dei 100 dollari al barile. Non più incoraggiante è l’andamento dei futures sul Brent stesso, che sono intorno ai 96 dollari al barile.
La situazione appare realmente fuori controllo, sotto ogni punto di vista, e i mercati sembrano credere poco allo scenario di una fine imminente o comunque “programmata” del conflitto, specie perché non ne sono chiare le finalità e non è chiaro se gli obiettivi strategico-militari degli USA coincidano con quelli di Israele, né è chiaro se l’indebolimento delle capacità militari dell’Iran indurrà quest’ultimo a centellinare le risposte agli attacchi. Infine, per quanto ci riguarda più da vicino come Paese europeo, poco chiaro è se l’UE abbia la capacità di reggere l’urto di un’eventuale ulteriore crescita del prezzo del petrolio o, nello scenario peggiore, di una possibile riduzione della disponibilità dello stesso.
Le cose non vanno meglio sul fronte del trasporto delle merci: lo stretto di Hormuz, sebbene non più chiuso al traffico, non è certo una rotta sicura, e la prospettazione, da parte di uno dei principali operatori della logistica, di utilizzare, per i traffici dall’Asia al Mar Rosso, la rotta alternativa via Jeddah, se da un lato sembra garantire tempi competitivi, non è detto che garantisca anche costi competitivi, dei quali non a caso non viene fatta menzione.
Non è dato prevedere con esattezza quali ripercussioni tale, complesso, quadro di crisi produrrà sui contratti commerciali e, a cascata, sui prezzi finali dei beni, ma è plausibile attendersi che ci saranno, e che non saranno, purtroppo, indolori.
La giornata di approfondimento organizzata da Paradigma per il 9 aprile fornirà una panoramica complessiva sul tema delle sopravvenienze contrattuali, cui quelle belliche e di maggior costo delle materie prime sono senz’altro ascrivibili, e sugli strumenti utili a poterne gestire e, laddove possibile, anche mitigare l’impatto.
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