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UE rinvia ancora l’entrata in vigore del Regolamento contro la deforestazione (EUDR)

UE rinvia ancora l’entrata in vigore del Regolamento contro la deforestazione (EUDR)

La Commissione europea ha proposto un ulteriore rinvio dell’entrata in vigore del Regolamento contro la deforestazione (EUDR), una delle normative ambientali più ambiziose degli ultimi anni. L’applicazione, inizialmente fissata al 30 dicembre 2024 e già spostata alla fine del 2025, viene ora rinviata ancora, con la motivazione di dover risolvere criticità tecniche legate al sistema informatico destinato a gestire le dichiarazioni di conformità e i dati di geolocalizzazione delle filiere.

 

Secondo la Commissaria all’Ambiente Jessika Roswall, l’infrastruttura digitale necessaria a raccogliere e processare i milioni di informazioni relative a prodotti e materie prime rischierebbe di andare incontro a un sovraccarico, compromettendo l’intero impianto del regolamento. Da qui la necessità di guadagnare tempo, per garantire un avvio che non determini disfunzioni operative né oneri ingestibili per le imprese.

 

Il Regolamento EUDR rappresenta un passo decisivo verso la costruzione di catene di fornitura globali più sostenibili, imponendo alle aziende che immettono sul mercato europeo prodotti come caffè, cacao, soia, carne bovina, olio di palma, legno e gomma l’obbligo di dimostrare che tali beni non derivino da terreni deforestati dopo il 2020 e che non siano associati a violazioni dei diritti umani. La logica sottostante è duplice: ridurre l’impronta ecologica dell’UE, che è tra i principali importatori di materie prime a rischio deforestazione, e stimolare a livello globale pratiche di coltivazione e produzione più rispettose dell’ambiente.

 

Le resistenze non sono mancate. Molte imprese, in particolare piccole e medie, denunciano la difficoltà di ricostruire catene di approvvigionamento complesse e frammentate, nelle quali l’accesso a dati certi e verificabili non è sempre garantito. Alcuni partner commerciali dell’UE – come Malesia, Indonesia e Brasile – hanno espresso preoccupazione per il potenziale impatto sulle esportazioni, sostenendo che i nuovi requisiti rischiano di penalizzare in modo sproporzionato i piccoli produttori locali, privi delle risorse necessarie per adeguarsi agli standard europei.

 

Sul piano politico, la proposta di rinvio si colloca in un contesto più ampio di revisione delle politiche ambientali europee, che negli ultimi mesi hanno subito rallentamenti o rimodulazioni, in nome della necessità di ridurre gli oneri burocratici e rafforzare la competitività industriale. La pressione di alcuni Stati membri e del principale gruppo politico del Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo, ha certamente contribuito a consolidare questa direzione.

 

Di fronte a queste dinamiche, le organizzazioni ambientaliste hanno reagito con durezza, parlando di un arretramento grave e di un segnale negativo per la credibilità dell’Unione nella lotta al cambiamento climatico. Il WWF ha definito il rinvio un “massiccio imbarazzo” per la Commissione, denunciando non solo l’assenza di volontà politica, ma anche la mancanza di investimenti tempestivi per garantire l’attuazione della norma. I Verdi hanno parlato di una “giornata nera per la protezione delle foreste”, accusando Bruxelles di cedere alle lobby agricole e industriali.

 

Il confronto rimane dunque aperto tra due esigenze contrapposte: da un lato, l’urgenza di rafforzare la sostenibilità delle catene globali di fornitura per combattere la deforestazione e i suoi drammatici effetti sul clima e sulla biodiversità; dall’altro, la volontà di assicurare alle imprese europee un quadro normativo sostenibile e gestibile, evitando che la complessità degli adempimenti si trasformi in un ostacolo insormontabile. Nei prossimi mesi il dibattito in Consiglio e Parlamento sarà decisivo per capire se il rinvio si limiterà a spostare in avanti l’applicazione del regolamento o se verranno introdotte modifiche sostanziali che ne attenueranno la portata.

 

La sfida resta cruciale: trovare un equilibrio tra semplificazione amministrativa, competitività economica e responsabilità ambientale, senza compromettere la coerenza degli obiettivi climatici dell’Unione europea.

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