Durata dell’incarico di RPCT: chiarimenti ANAC su proroga, rotazione e continuità

Con il parere del 3 giugno 2025, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) è intervenuta su un tema cruciale per il sistema di prevenzione della corruzione: la durata dell’incarico del RPCT nelle società a controllo pubblico, con indicazioni applicabili anche agli altri enti obbligati ai sensi della Legge 190/2012.
Il documento affronta, in particolare, i profili relativi a rotazione, proroga dell’incarico oltre il termine raccomandato, requisiti soggettivi del nominato e continuità nella funzione.
Durata dell’incarico: nessuna previsione normativa, ma un limite consigliato
La disciplina primaria non prevede una durata vincolante dell’incarico di RPCT. L’assenza di un termine legale lascia un margine di autonomia alle amministrazioni.
Tuttavia, l’Allegato 3 al PNA 2022 (Piano Nazionale Anticorruzione), adottato da ANAC, raccomanda un limite massimo di sei anni, pari a due mandati triennali, per ciascun Responsabile.
Tale indicazione è fondata sul principio della rotazione RPCT, ritenuto essenziale per:
- evitare il consolidamento eccessivo di potere decisionale su una singola figura;
- garantire un’effettiva autonomia funzionale;
- prevenire il rischio di conflitti di interesse legati alla permanenza prolungata nello stesso incarico.
La rotazione non è quindi solo una buona prassi, ma un presidio di imparzialità e trasparenza.
Proroga oltre i sei anni: eccezionalità ammessa, ma solo con forte motivazione
Il parere chiarisce che una proroga oltre i sei anni è possibile, purché adeguatamente motivata e deliberata in modo formale dall’organo di indirizzo politico/amministrativo.
Non si tratta di un automatismo: la proroga deve essere un’eccezione, giustificata da circostanze concrete.
Il provvedimento di proroga dell’incarico di RPCT deve:
- attestare l’assenza di valide alternative interne, motivando la mancata individuazione di un nuovo soggetto idoneo;
- valutare positivamente le competenze acquisite e l’esperienza maturata dal responsabile uscente;
- introdurre meccanismi di rafforzamento dei controlli interni, per compensare il venir meno del principio di rotazione.
Questi elementi devono risultare da una motivazione dettagliata, che renda esplicite le esigenze organizzative e funzionali sottese alla decisione.
RPCT senza qualifica dirigenziale: una possibilità concreta, ma non neutra
Un altro passaggio significativo del parere ANAC riguarda i requisiti soggettivi del nominato.
L’Autorità riconosce che, in assenza di personale dirigenziale, in particolare nelle società partecipate di piccole dimensioni, è ammissibile la nomina di un RPCT non dirigente.
In tali casi, tuttavia, è necessario che:
- il dipendente incaricato possieda competenze e profilo professionale adeguati alla delicatezza del ruolo;
- la nomina sia accompagnata da una motivazione rafforzata, che dia conto della scelta e della coerenza rispetto all’organizzazione interna;
- siano garantite le condizioni per un’esercizio effettivo e indipendente delle funzioni.
Questo orientamento consente maggiore flessibilità organizzativa, ma impone attenzione alla qualificazione professionale e all’autonomia operativa del soggetto designato.
Continuità operativa: il valore di una transizione ordinata
ANAC dedica inoltre un passaggio alla necessità di garantire continuità operativa nel passaggio da un RPCT all’altro.
L’auspicio è quello di favorire:
- un passaggio di consegne formale e documentato;
- forme di collaborazione e trasferimento delle attività tra il responsabile uscente e quello subentrante;
- la conservazione della documentazione, delle valutazioni di rischio e dei piani di prevenzione.
Questa attenzione alla transizione mira a tutelare la stabilità del sistema di prevenzione, evitando vuoti organizzativi e assicurando coerenza nell’azione amministrativa.
Conclusioni: orientamenti per rafforzare trasparenza, rotazione e competenza
Il parere ANAC del 3 giugno 2025, pur non avente natura vincolante, rappresenta un riferimento operativo importante per tutte le amministrazioni pubbliche e le società controllate.
L’equilibrio suggerito tra:
- rotazione del RPCT (per evitare concentrazioni di potere),
- valorizzazione delle competenze interne (in particolare quando non ci sono alternative valide),
- e continuità organizzativa (per garantire efficacia al sistema),
consente agli enti di adottare soluzioni concrete, flessibili e coerenti con i principi fondamentali di trasparenza e legalità.
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