EFRAG, corporate reporting e sostenibilità: verso una nuova fase dell’informativa d’impresa

L’8 giugno 2026 EFRAG celebra i suoi 25 anni con la conferenza “25 Years of EFRAG: Leading the Next Era of Corporate Reporting”, dedicata al futuro del corporate reporting europeo.
L’iniziativa si colloca in una fase particolarmente significativa per l’evoluzione dell’informativa societaria.
Da un lato, il reporting finanziario continua a rappresentare il linguaggio fondamentale attraverso cui le imprese comunicano performance, solidità, rischi e prospettive economiche.
Dall’altro lato, il reporting di sostenibilità assume un ruolo sempre più rilevante nella rappresentazione del modello di business, della governance, degli impatti, dei rischi e delle opportunità connessi ai fattori ambientali, sociali e di governo societario.
Il programma della conferenza EFRAG richiama proprio questa trasformazione.
Tra i temi al centro del confronto figurano la connessione tra reporting finanziario e reporting di sostenibilità, la materialità, gli effetti finanziari attesi, i confini dell’informativa, il ruolo della tecnologia e le implicazioni per imprese, investitori e stakeholder.
Il punto non è soltanto tecnico.
La nuova stagione del corporate reporting richiede una diversa qualità dei processi interni.
Le informazioni di sostenibilità non possono essere costruite in modo isolato, a valle delle decisioni aziendali, né possono essere trattate come un semplice adempimento documentale.
Devono poggiare su dati affidabili, procedure verificabili, responsabilità definite e controlli coerenti.
In questa prospettiva, il ruolo delle funzioni aziendali diventa centrale.
CFO, amministrazione e bilancio, sustainability manager, compliance, internal audit, risk management, legale, sistemi informativi e organi di controllo sono chiamati a collaborare per assicurare coerenza tra strategia, dati, governance e comunicazione verso l’esterno.
L’attività EFRAG conferma anche l’importanza del principio di proporzionalità.
Il Sustainability Reporting Work Programme 2026 pone attenzione all’attuazione efficace e proporzionata degli European Sustainability Reporting Standards, in un contesto nel quale imprese di dimensioni diverse si confrontano con esigenze informative crescenti, ma con strutture organizzative e risorse non sempre comparabili.
In questo quadro assume rilievo il VSME, lo standard volontario per le PMI non quotate.
Il VSME nasce per offrire alle piccole e medie imprese uno strumento più semplice e proporzionato per comunicare informazioni di sostenibilità, anche quando non sono direttamente soggette agli obblighi CSRD.
La sua funzione pratica è particolarmente importante nei rapporti di filiera.
Molte PMI, pur non rientrando formalmente nel perimetro degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità, ricevono richieste informative da clienti, banche, investitori o grandi imprese soggette a reporting obbligatorio.
Uno standard volontario condiviso può ridurre la frammentazione dei questionari, rendere più omogenee le richieste e consentire alle imprese di costruire gradualmente un presidio interno sui dati ESG.
EFRAG sta inoltre lavorando su strumenti digitali collegati al VSME, tra cui template e tassonomie XBRL, con l’obiettivo di facilitare la raccolta, la validazione e la trasmissione delle informazioni.
La digitalizzazione del reporting rappresenta un passaggio decisivo.
Non riguarda soltanto il formato del documento finale, ma la capacità dell’impresa di strutturare dati leggibili, confrontabili, aggiornabili e integrabili nei sistemi gestionali e nei processi di controllo.
Un altro fronte da monitorare riguarda gli standard volontari per società non PMI fuori dal perimetro CSRD.
EFRAG ha avviato attività legate a un nuovo standard volontario, basato sul VSME, destinato a imprese non soggette alla CSRD. La Commissione europea dovrebbe intervenire con un atto delegato nel corso del 2026.
Si tratta di un passaggio rilevante perché conferma una tendenza di fondo: anche fuori dagli obblighi normativi diretti, il mercato richiede informazioni di sostenibilità più strutturate, comparabili e credibili.
Per le imprese, il tema non è quindi soltanto capire se siano o meno obbligate alla rendicontazione.
La domanda più importante diventa: quali informazioni ESG vengono richieste dal mercato, dalle banche, dai clienti, dai partner commerciali e dagli investitori?
Da qui discende la necessità di costruire un sistema interno di raccolta e controllo delle informazioni, evitando risposte episodiche, non coordinate o non verificabili.
Il reporting di sostenibilità diventa così un tema di governance.
Richiede metodo, responsabilità, controlli, competenze tecniche e capacità di integrazione tra dimensione finanziaria e non finanziaria.
In questa nuova fase, le imprese dovranno prestare particolare attenzione ad alcuni profili operativi:
- mappatura delle informazioni già disponibili;
- individuazione delle funzioni responsabili dei dati;
- allineamento tra bilancio, reporting di sostenibilità e comunicazione esterna;
- tracciabilità delle fonti informative;
- controlli interni sui dati ESG;
- coordinamento con fornitori, clienti e partner di filiera;
- valutazione degli strumenti digitali a supporto del reporting.
Il lavoro di EFRAG si inserisce quindi in una traiettoria più ampia: rendere il reporting europeo più utile, proporzionato, digitale e connesso alle decisioni aziendali.
Per le imprese, anche di minori dimensioni, il tema non può essere rinviato.
La sostenibilità sta diventando progressivamente parte del linguaggio ordinario della governance, della finanza, della gestione dei rischi e delle relazioni commerciali.
Prepararsi significa non solo adempiere a eventuali obblighi normativi, ma rafforzare la qualità delle informazioni con cui l’impresa rappresenta sé stessa, il proprio modello di business e la propria capacità di creare valore nel tempo.



